19 marzo 2008

Alchimia

"Ricetta:
Un antico castello di cui una buona metà cade a pezzi,
Un lungo corridoio, con numerose porte, di cui parecchie devono essere segrete,
Tre cadaveri ancora belli e sanguinanti,
Tre scheletri impacchettati con cura,
Una vecchia, impiccata e con parecchie pugnalate alla gola,
Ladri e banditi a volontà,
Una dose sufficiente di sospiri, gemiti soffocati o orribili strepiti.
Tutti questi ingredienti, ben mescolati e suddivisi in tre porzioni o volumi, danno un'eccellente mistura che tutti quelli che non hanno il sangue nero possono prendere facendo il bagno, prima di andare a letto.
Ne avranno i più sensibili benefici. Probatum est."

Anonimo - Formula per scrivere un romanzo gotico del 1797 -

Ciò che mi spaventa è l'occulto. L'invisibile agli occhi.
Ho preso la strana abitudine di uscire nella notte. In silenzio, un passo dietro l'altro, nell'oscurità profonda. Le strade mi sono amiche con le mura spesse, le luci spente. Mi sento seguita, a volte. Ho preso un grande cappotto, nero. Cerco sempre di cambiare giro, ma mi accorgo che faccio sempre le solite strade. Ho deciso che fosse saggio appuntarmele in un taccuino. Rosso. Mi piace l'effetto del rosso che scivola dal cappotto. Rosso nel nero. Via Roma, Corso Italia.. la scrittura è veloce, i nomi delle strade abbozzati. Cammino mentre scrivo. A volte mi fermo di scatto e mi guardo indietro. Mi sembra di vedere un piccolo uomo che mi segue. I suoi occhi verdi mi abbagliano e mi devo coprire. Negli ultimi giorni mi accadono coincidenze sempre più strane. Mi trovo davanti piccoli testi di alchimia che pensavo di non possedere. Ho aperto una pagina a caso e ho letto dell'Homunculus. Ho chiuso subito e sono scappata. Non ricordo più dove ho messo il libro, ero certa di averlo lasciato sul tavolo,ma quando sono tornata era scomparso.
Ieri notte mi è caduto il taccuino rosso. L'asfalto era bagnato e ora ha delle macchie orribili sulla copertina. Quando l'ho aperto mi sono sentita svenire. Ho visto che i nomi delle strade erano cambiati, ma la scrittura è la mia, veloce e abbozzata. Non conoscevo quelle strade e non so perchè ma penso di aver buttato il taccuino.
Volevo tornare a casa, ma non riconoscevo le strade, ho continuato per una via enorme con tanti portoni di legno finchè in un angolo non ho visto quella strana figura che mi sembra essere un incrocio fra uno gnomo e un pesce. L'ho seguito nella notte, cercando di non distrarre gli occhi dal verde accecante che emanava quella piccola e svelta figura. Mentre mi affannavo a seguirlo ho visto una porta che si apriva e per un attimo ho sbirciato dentro. Ora mi maledico di averlo fatto!! Illuminati da una sola candela ho visto delle persone deformate discutere intorno ad un tavolo. E' stato solo qualche secondo ma sono certa che non fossero persone normali. Oltre ad avere degli strani cappelli ciò che mi ha fatto rabbrividire è che.. la candela illuminava solo la stanza anche se era posizionata in mezzo al tavolo, mentre loro erano in ombra, neri, senza riflettere la luce. Delle ombre nere. Sono certa che uno di loro mi abbia vista, sentivo dietro di me dei passi rapidi svelti, un grande freddo che mi braccava le spalle. Ho corso, perdendo di vista l'homuncolus (ma esisteva davvero?) che stavo seguendo, finchè non mi è sembrato di scorgere un angolo poco illuminato. Mi sono nascosta, contando i battiti del mio cuore e frugandomi in tasca per cercare il taccuino, non ricordando di averlo buttato e ho trovato solo un foglio. Questo. Ho pensato di scrivere qua gli ultimi avvenimenti di questi giorni, sperando che qualcuno possa trovarlo e salvarmi. Lo spazio sta finendo, dall'altro lato del foglio posso scorgere soltanto una strana ricetta.. sembra molto consumata dal tempo ma riesco ancora a decifrarne un pezzo che dice così: "Formula per scrivere un romanzo gotico del 1797".


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Grazie al maritozzo per l'ispirazione :*


Grazie a Cipì per l'illustrazione fantastica dell'homuncolus che potete vedere qua sopra (e spulciate bene il suo blog che è veramente bellissimo) =)

04 marzo 2008

passato

"E scivola nel pomeriggio d'oro
piano la barca col pigro equipaggio;
un remo qua, uno là, senza perizia
manovran le braccine, nel miraggio
di dare un qualche senso razionale
al nostro zigzagar di vasto raggio"

-Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie-


Così prendo i remi della mia barca.
A volte però mi perdo, in pensieri strani, in universi nuovi.
Mi perdo con i miei sogni che ogni tanto faccio anneggare, li butto a mare, per punizione, per tradimento.
A volte accanto a me c'è uno scrigno che sembra una bara tanto è il peso oscuro che è vi dentro. La sento che nelle notti in tempesta vuole farmi affondare, sparire per sempre. Il cielo diventa nero, nemico, mi schiaccia. Allora arriva la burrasca, e anche se provo a essere preparata talvolta è talmente forte che rischio di perdermi, in tutto quel mare, infinito. Io ho paura del mare. Del mare nero dove non vedi niente. Eppure ti parla, ma parla di morte. Parla di passato. Di cose che non ho capito o capito troppo tardi, di ferite nel cuore che sanguinano ancora.
A volte vorrei nascondermi in qualche anfratto, ma ho scoperto che la mia è solo una barchetta, una barca di carta abbandonata su un piccolo stagno che va senza meta, tirata dal vento.
Quando il cielo è arrabbiato ho paura poichè non so nuotare, ma ogni volta che sto per cadere, lo vedo, il mio fidato equipaggio apparire, pronto a tendermi la mano e a salvarmi dalle fauci dei pescicani.
Grazie fidata ciurma, per voi una risata di cuore e una sana bottiglia di rum.

21 febbraio 2008

ZAN ZAN!


caro diario, visto che diario dà l'idea di un nome sfigato ti chiamerò Ernesto, che almeno è un nome figo ;)
Insomma.. oggi ho scoperto che una persona può vantarsi di sapere l'italiano se sa scrivere (senza guardare il dizionario) benché con l'accento acuto e che si dice (e scrive) edìle piuttosto che èdile. Poi, caro Ernesto se non sai coniugare i verbi è uguale. Il barbiere, mitico personaggio snaiesco, forse sarebbe stato promosso, anche se la sua frase tipica è questa: "alora... se pareggi... cioè, se l'intere pareggi, io alora... avrebbi vinto!". E' ovvio che dopo 10 secondi ha fatto gol l'inter e lui ha perso tutto i soldi.
Caro Ernestuzzo, oggi ho capito anche che il Comune ci spia. Lui decide la nostra vita e le sue decisioni sono insidacabili. Il Comune ha deciso di spendere i suoi soldi per fare un corso di scrittura con dei professionisti del settore. Il corso è gratuito ed è una figata. Solo che è di martedì, e il martedì è un giorno sfortunato per la castagna. Allora visto che erano solo 4 anime, la castagna ha pensato bene di chiedere di spostare il giorno o l'ora per partecipare. La risposta è stata che il Comune ha chiesto di farlo il martedì e tutti dobbiamo inchinarci e ringraziare, anche se i partecipanti sono solo 4 e il lavoro finale lo farà lo scrittore professionista. Allora il signor comune è un grande fesso: sborsa i soldi per fare un corso, dove alla fine l'elaborato finale lo farà quello che dovrebbe insegnare a scrivere. Geniale vero? sborsa i soldi e nemmeno dovrà insegnare, scriverà lui e tanti saluti.
Aveva ragione l'ubriaco quando diceva: "è fatto un mondo che non si sta più ritti". [cit] :D

Ah dimenticavo il titolo... lo zan zan è un omaggio alla Cristina ed è una sua invenzione(lei non è un'amica immaginaria come Ernesto, esiste davvero) e va utilizzato quando non superi un esame. Lo "zan zan" consiste nell'uscire dall'aula dopo il fattaccio (la bocciatura) e urlare al mondo ZAAAAAN ZAAAAAN con tanto di mossa di mano. Oggi l'esame l'ho superato, l'ho superato quasi litigando sull'utilità della frase scissa e su cosa significa la parola "arcaico"... da 27 che avevo allo scritto, ho preso 21. I verbi non me li ha chiesti, ma non importa;in fondo, si sa.. saper parlare in italiano non serve a nulla, basta sapere che "suor" è un'eccezione fondamentale dell'apocope =)

03 febbraio 2008

si potrebbe tutti andare allo zoo comunale...


"La vita, non parlatemi della vita..."

La gente non smette mai di stupirmi.
Stasera (oibò) ho passato una serata al pronto soccorso. Ho scoperto quindi che esiste un lavoro peggiore dello snai: ovvero stare all'accettazione di un pronto soccorso!

A parte genitori folli che vogliono ricoverare i figli che hanno influenza (che intanto spargono microbi alle persone in attesa) la scena più "esilarante" è stata quella della signora schizzata sicula! Alle 22 voleva per forza ricoverare la figlia che non si sapeva se fosse incinta o meno, non si sapeva che cosa avesse, ma urlava sulla grande competenza (se lo trova lo picchia) del medico che l'aveva visitata la mattina e che non gli andava bene perchè era stata dimessa. Dopo minuti di urli scimmieschi il pover uomo dell'accettazione ha scoperto che la cartella medica nel computer non conteneva i risultati delle analisi della mattina nè il foglio di dimissione che era magicamente scomparso. Nel frattempo la signora insisteva per andare in reparto (a fare che non si sa) mescolando minacce a urli insensati. Mentre accadeva questo, una folla di persone (famiglia composta da 5 pargoli + 8 genitori o simili) si è catafiondata verso l'uscita ridendo come se fossero usciti dalla prima di un film comico.
Le facce di quelli che erano in attesa erano queste O.O
Il tutto si è concluso con la signora che è riuscita a farsi ricoverare e che vagava per l'ospedale urlando i suoi diritti, l'uomo dell'accettazione che si è sfogato con i genitori dei bambini influenzati (che hanno appestato tutti), la famigliola soddisfatta della decisione di passare un sabato sera alternativo e io che con solo due ore di attesa ero riuscita a far visitare il maritozzo da un medico a caso :D
figo no? :|

28 gennaio 2008

Universi diversi

"Il cielo era tenuto insieme da puntine da disegno e carta gommata. Si era rotto ed era stato aggiustato; si ruppe di nuovo e fu riaggiustato. Si sgretolava e cedeva, marciva e ondeggiava nel vento finchè, come nelle favole, un pezzo di cielo non cadde sulla terra."
P. K. Dick "Gather Yourself Together"




Illustrazione di Daniele Alfani.. mentre il treno ci sballottolava verso casa. =)

Niente va come si vorrebbe. E' così, dobbiamo arrenderci alla nostra piccolezza dell'essere piccoli. La colpa si sa è tutta di copernico e le sue teorie. Era meglio non sapere di essere piccoli, di essere inutili.
Le cose si rompono nel mio mondo, le aggiusto a volte, ma non sono molto brava, spesso sono così fragili che si rompono ancora. E' un mondo imperfetto, lo so, lo accetto e lo guardo svanire, marcire e di nuovo ricostruirsi.
Il mondo è soggettivo allora. Ci sono tanti mondi, tanti universi e tante realtà parallele.
Oggi ho scoperto che Terry Pratchett, uno dei miei scrittori preferiti ha scoperto di essere affetto da una forma rara del morbo di Alzheimer. Allora è inevitabile pensare alla fine, a ciò che si lascia, alla nostra piccolezza e fragilità. Lui ci lascerà il suo sogno, un sogno scritto, un universo nuovo, e io minuscolo sputo nell'universo non posso fare niente se non considerarmi fortunata di aver conosciuto il suo mondo.
Questa è la realtà. La realtà oggettiva. E io non posso nemmeno provare ad aggiustarla.

20 gennaio 2008

C'èèè neeeesssuuuuunooo???

"All'ippodromo è pieno di pazzi. certi arrivano appena aprono i cancelli. poi si sdraiano sulle tribune, o su qualche panchina, e dormono per tutta la durata delle gare. mai che guardino una corsa. poi si alzano e tornano a casa. certi altri si aggirano qua e là, vagamente consapevoli che lì si fanno le corse di cavalli. vanno a prendere un caffè, e si guardano intorno come tramortiti, disseccati, senza vita. [..] e alla fine di ogni giornata ne vedi qualcuno con la testa bassa, fra le gambe. certi piangono. dove vanno i perdenti? chi lo vuole, un perdente?"
C.Bukowski.


Dopo aver lavorato per qualche mese in un agenzia di scommesse ippiche pensi di averle viste tutte. La mattina, non appena si aprono le porte vedi entrare persone già totalmente ubriache, chi non ha nemmeno i soldi per mangiare, chi ha una speranza, chi è già disperato. A volte vedi persone trasformate da un giorno all'altro. Negli occhi vedi ormai solo il demone, il demone del gioco. Li riconosci subito, non hanno alcun interesse per l'esterno ma hanno occhi fissi solo su monitor e locandine. Hanno in testa la convinzione di aver trovato il metodo per vincere e man mano che il tempo passa e si trovano con sempre meno soldi in tasca diventano irascibili e nervosi. E' come se il demone li consumasse dall'interno, giorno per giorno, fino a farli diventare dei mostri senz'anima.
Poi te ne vai e cerchi di non pensare più a quelle persone, cerchi di cancellare tutto e cambiare.
Da pochi mesi lavoro in un posto fantastico.
Se prima, quando andavo a lavoro mi sembrava di entrare nell'anticamera dell'inferno, quando entro in libreria mi sembra ogni volta di varcare una porta meravigliosa dove ogni libro ha il grande potere di trascinarti in un mondo per te nuovo e sconosciuto. E' come lasciarsi andare in un viaggio non sapendo dove ti porterà ne che cosa ti lascerà. E' una questione di fiducia, anche. E' come aprire una porta dove non sai cosa ci sarà dietro.
E le persone poi, sono uno spasso.
La signora cieca e sorda è la mia preferita. E' una donna fantastica, lei. Ovviamente il tono che usa sovrasta i decibel consentiti per legge, compra qualsiasi cosa le si propina, ma se, appena tornata a casa non le piace, non si fa alcun problema a cambiarlo. E' convinta che i punti accumulati non siano i soldi spesi, ma qualche altro arcano meccanismo. Io la adoro. Se non vede persone alla cassa, la si può sentire urlare "c'èèèè neeeeessuuuuuunooooo?" e dalle vibrazioni prodotte, i libri si suicidano buttandosi giù dalle mensole.
C'è anche il signor XXX, che telefona 3 o 4 volte al giorno e che passa a volte solo per prendere 3 buste grandi con il logo della libreria. Per mesi mi sono chiesta cosa ci facesse con queste bustarelle, poi ho scoperto che le usa per metterci la spazzatura. (sarà perchè le buste sono nere?)
Poi c'è l'uomo degli orsi. Lui è totalmente pazzo, credo. Si presenta un giorno chiedendomi un libro in francese. Sugli orsi. La mole è enorme, è agitato e suda. Mentre cerco su google il libro fantasma inizia ad aprirsi la giacca e l'effluvio malefico che esce dalle sue ascelle per poco non mi stende. Quando gli do la notizia che il libro non è più in commercio, si allontana parlando da solo. Non appena si mette a sedere continua la discussione con il suo ginocchio. A quel punto mi spavento e sono tentata di nascondermi sotto la cassa.

aaaah la vita.. non è meravigliosa? :D
E' bello essere castagne.

09 gennaio 2008

sprofondando


Immagine: Tobia Ravà Anticamera ghematrica, 2002. Emulsione e tempera acrilica su tela e tavola cm 91,5X66,5 collezione privata Washington USA

"Victor, malasorte, il domani è alle porte".
Fred Vargas, L'uomo dei cerchi azzurri.


Penso troppo. Penso troppo o l'investigatore mette qualcosa di strano nel thè.
La notte non dormo, le penso tutte, leggo pagine su pagine, mi giro, do testate sul muro, mi concentro sulla tranquillità, penso al vuoto, ma niente e non mi dite delle pecore che saltano ostacoli o delle scimmie che mangiano le banane che mi fanno solo innervosire. La verità è che Viola mi perseguita: lei è il suo racconto che vuole farmi scrivere. La vedo camminare in una stanza bianca e poco illuminata, con quei finestroni enormi sempre chiusi e il soffito dove solo lei può perdersi. Il risultato è che sono uno zombie, una castagna morta vivente insomma, che vaga per le strade con la vista appannata e qualcosa di strano in mente, la cosa divertente è che non ho sonno, nemmeno il pomeriggio, resto con la testa piena di idee, tra vita e la non vita.

Oggi ho deciso di dormire.
Ho mandato al diavolo tutti gli esami che devo dare e mi sono presa un libro e fatta un buon thè. Ho pensato che sarei crollata. Mi sbagliavo, però dopo un centinaio di pagine mi sono mummificata in una mega coperta e spento la luce.
Poi è successo il fattaccio.

Già, era successo qualcosa. L'uomo dei cerchi azzurri era apparso da me? Viola c'entrava? In libreria c'era agitazione, si cercava un uomo, aveva fatto qualcosa di grave. Tutto era concentrato su quest'uomo. Aveva comprato un libro, il club vesuvio (esiste, costola gialla), lui era legato all'assassinio, ne eravamo tutti certi. Mentre pensiamo a chi può essere il colpevole, alle mie spalle appare un uomo vestito di giallo, faccia coperta con una fascia nera, ha un coltello in mano e io indietreggio, mi sento come sprofondare come se qualcuno da dietro mi afferrasse e tirasse giù verso l'oblio. Il mio corpo trema e non riesco a fermarlo, sento un rumore come di un trapano. Poi mi sveglio. Ero certa che fosse un sogno, ma la sensazione di sprofondamento era reale come se cadessi dal letto di testa, all'indietro, come se qualcosa mi trascinasse giù. Il trapano è un frullatore, e sotto il letto non c'è nessuno, credo, non ho avuto certo il coraggio di guardare.

03 gennaio 2008

Palta

"Prima legge della Palta:
La palta scaccia la nonpalta.
L'intero universo è diretto verso un stato finale di paltizzazione totale e assoluta."
da "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" di P.K. Dick

Il mal di testa lo stava uccidendo. Era in ritardo, drammaticamente in ritardo. Ciondolò fino all'armadietto dei medicinali e lì scorse la sua più acerrima nemica: la palta. Una pila di cose inutili infatti troneggiava davanti all'armadietto e rendeva impossibile qualunque azione di avvicinamento.
Rinunciò alle pasticche arancioni, le uniche che potevano salvarlo dal tormento del mal di testa, si vestì rapidamente e salì in macchina. Era davvero tardissimo. Dopo pochi metri fu costretto a fermarsi. Un traffico incredibile, macchine, camion tutti che suonavano il clacson all'impazzata, non c'era più modo di tirarsi indietro ormai era dentro l'ingorgo infernale.
-Ma come è possibile!- urlò -oggi è il primo dell'anno e cosa ci fanno tutte queste persone in viaggio?-
Un uomo che sembrava non dormisse da giorni si voltò verso di lui e combattendo con il rumore assordante dei clacson urlò: E' Batman! è venuto a salvarci!
A poco a poco la voce si sparse, i clacson cessarono e l'uomo si fece avanti:
"Batman, solo tu puoi salvarci, oggi è il primo dell'anno e tutte le cose inutili del 2007 hanno sommerso le nostre case, tutta la palta accumulata e che dovevamo buttare si è ribellata, è cresciuta, mentre noi stappavamo spumanti e ballavamo contenti. Stamani quando ci siamo svegliati siamo stati costretti ad abbandonare le nostre case."

La testa di Batman stava esplodendo, anche la sua casa stava sommergendosi di palta inutile, così come quella degli abitanti di Gotham City? Cosa fare per fermare la conquista inarrestabile della palta? Il dolore non gli permetteva di concentrarsi, non aveva nessuna idea dello sviluppo della palta, che fosse opera del Joker?
-Devo trovare il Joker- pensò batman- e soprattutto devo mandare a casa tutta questa gente.
Ordinò quindi di tornare a tutti nelle proprie case così per tenere sotto controllo la situazione, Batman avrebbe risolto la situazione come sempre e sarebbe stato anche quest'anno l'eroe di Gotham City. Quando finalmente tutti ritornarono verso le rispettive case, batman aprì la portiera dell'auto. clak clak.
Chiusa. Provò ancora, con più forza, ma niente. Non si apriva. Si decise quindi a sfondare il finestrino.
Schegge di vetro saltarono in tutte le direzioni aprendo la strada a un esercito: un esercito di palta pronta per conquistare la città. Era la fine.


L'urlo si sentì in tutto il palazzo. Era il primo dell'anno e molte persone dormivano ancora. Batman aveva un fortissimo mal di testa, ma la sua casa era quella del giorno prima. Il 2008 non aveva invaso di palta nessuna casa e lui non aveva ricevuto nessuna chiamata di soccorso. Dopo tutto lui, non temeva nessuno, forse.


Questo breve e stupido raccontino era il mio augurio di BUON ANNO A TUTTI ;) spero che il mio migliorerà visto che sono riuscita a prendermi una maledettissima influenza rognosa :| per il resto spero che la palta non vi sommerga fino alle orecchie :P

11 dicembre 2007

Per me. Solo per me.

A te, che non ci sei più.
A te, che mi guardi. Da lassù.
Un altro anno è passato, ma il dolore è lo stesso, nel cuore.
Io sono qui (credo).. e tu dove sei?
Mi manchi.

Ho il terrore della morte. Lo ammetto.
Ci sono giorni che non penso ad altro. Ho una paura terribile di restare solo. Solo io. Io e basta. E io, senza nessuno che mi vuole bene, non mi basto. Tutti quelli che mi conoscono sono convinti che io sia una persona solitaria. A scuola non parlo quasi con nessuno e non appena suona la campana
esco il più velocemente possibile e vado a casa, così, senza salutare nessuno, senza voltarmi indietro. A volte conto i passi che mi separano da casa. L’ultima volta erano 2137, senza contare gli scalini. Ecco, quelli non li conto mai. Non appena arrivo al portone principale smetto di pensare ai passi, suono il campanello e aspetto. Adoro quell’attesa. Sono quei pochi secondi prima di sentire una voce calda e familiare dire: “chi è?” E’ stupendo. Io non rispondo mai, non dico mai niente. Resto zitto, fermo, in estasi. Come la prima volta che ho visto babbo natale scendere dal camino. Mi sembrava una magia.
Quando il portone si apre arriva il più bello. Io salgo gli scalini, i primi quasi correndo, poi sempre più lentamente, finchè, piano piano, sento le voci sempre più vicine. Sono le voci dei miei genitori. Le voci delle casa. Io credo che la mia casa sia viva. Parla, e man mano che mi avvicino cerco di essere il più silenzioso possibile per non perdermi nemmeno una sillaba di quello che dice. E’ bello. Credo che la mia casa sia per me la migliore amica. Non appena la porta si apre mi sento felice. Spesso c’è la mamma lì, sulla soglia ad attendermi; io la saluto appena e scappo via, nel mio RifugioSuperSegreto. E’ proprio lì che penso alla morte. Da quando è morto il nonno ho anche iniziato a scrivere. Un mese prima che si ammalasse era il mio compleanno e lui mi aveva regalato un diario bellissimo. C’è una dedica dentro. Per me. Solo per me. C’è scritto:
scrivi tutto, per essere immortale. Scrivi tutto per non perdere niente. Scrivi tutto… che io lo leggerò
.

Questa dedica l’ho letta migliaia di volte da quando se n’è andato. Ogni giorno scrivo qualcosa per lui. All’inizio sognavo che mi rispondesse. Chessò, bastava un minimo segno. Ma non è mai venuto. Però ho continuato a scrivere. Mi sembrava che fosse con me. Da allora parlo poco e scrivo tanto. Parlare è così inutile…in fondo posso scrivere anche a chi non c’è più.

E così penso alla morte. Ci penso tanto. Faccio congetture su possibili aldilà, su paradiso e inferno. Spesso immagino la morte degli altri. Delle persone a cui voglio bene e piango, piango tanto. Piango quando penso che resterò solo. Ciò che mi fa più paura è il non sentire più le voci, quel “chi è?” di mia madre quando suono il campanello. Temo la mia casa muta e piena di lacrime, le mie.

E invece no.

Credo di avere tanto tempo. Sono convinto di vedere la morte posata sopra gli altri e mi sbaglio.

La morte è accanto a me e io non posso dire niente. Sento la sua mano gelida, accanto al mio cuore e io non posso muovermi.

Oggi (o forse ieri? un anno fa? quando è successo?) avevo tanta voglia di tornare a casa, di sentire il “chi è?” e andare nel mio Rifugio. Però non so come, forse ero distratto contando i passi o non ho guardato prima di attraversare la strada. Io onestamente non mi ricordo niente. Ciò che so è che non posso parlare. Ho qualcosa in gola e vedo un soffitto bianco. Sono solo, senza nessuna voce amica. Senza la mia casa e il mio diario. Gli altri però sono vivi da qualche parte. Io vorrei tanto sentire le loro voci e potergli dire per una volta che gli voglio tanto bene. Vorrei dirgli del mio diario e del RifugioSuperSegreto che non troveranno mai. Ora mi sento molto stanco. Qua da qualche secondo c’è un rumore così assordante che mi sembra l’antitaccheggio del supermercato, ma sono in un ospedale e l’unica merce in vendita è la mia vita. Ora non vedo più niente, il rumore è così forte e io mi sento solo, terribilmente solo.

Vorrei chiamare la mia mamma, ma accanto a me c’è solo la morte. Per me. Solo per me.

22 novembre 2007

io sono... leggera, molto leggera.

"-Gli uomini muoiono nel peggior momento della loro vita?,
o è la morte il peggior momento della loro vita?
-Il mistero della vita e della morte nessuno mai seppe svelare. Noi sappiamo soltanto che nessuno vorrebbe morire. La morte è quel momento nel quale gli uomini aspirano di più a vivere. E' la grande porta della vita, ma giunti ad essa rimangono abbruciati dal calore. Se uno di questi potesse destarsi vi direbbe che sia la vita e il suo mistero. E forse chiederebbe a voi che sia il mistero della morte."
Aldo Palazzeschi "Il codice di Perelà"

-chi sei?
-sono una castagna.
-una castagna? ma... sei grande, ti fanno arrosto?
-spero di no. Io vorrei stare in una tasca.
-in tasca? senti signora castagna io ti do un consiglio... la vedi quella porta rossa là in fondo? bussa 42 volte. Ti aprirà Oidda, la strega, e ti trasformerà in una persona.
-io sono castagna. E' sempre stato il mio sogno essere così.
-perchè?
-beh. per stare in una tasca.
-in tasca?
-siamo tanto leggeri, in tasca.
-e cosa ne sai della vita se stai dentro una tasca?
-io non voglio sapere niente. Vorrei solo essere felice.
-invece bisogna essere informati. Cosa ci fai dentro una tasca?
-te cosa ci fai davanti a questa porta verde?
-io? che domande sono! è il mio regno verde! Io sono normale, sei tu che sei strana!
-io sono una castagna.
-senti signora castagna, cosa sei venuta a fare qua?
-cerco la mia valigia.
-o bella! una valigia.e dimmi... c'erano i soldi?
-no.
-gioielli? roba preziosa?
-beh... c'era la polvere. Era una valigia piena di polvere.
-di polvere? o bella! puah! una valigia piena di polvere! che te ne fai signora castagna?
-la polvere beh... i sogni sono di polvere.
-Non so da dove vieni signora castagna, ma da noi è vietato tenere la polvere. La polvere è il male. senti signora castagna, che ne dici di governare con me il mio regno verde? ti potrei insegnare un mucchio di cose e così non penserai a quella stupida polvere.
-non posso. devo cercare la mia valigia piena di polvere e poi devo tornare dentro la tasca.
-o bella! beh sei proprio ridicola.
-sono una castagna.
-va bene va bene, ho capito. allora vattene stupida castagna. non vedi che intralci? puah castagne..
-...

06 novembre 2007

invecchiando..



"strappai le pagine del taccuino una a una, le accartocciai e le gettai in un cestino di rifiuti. Giunsi all'ultima pagina proprio mentre il treno si metteva in movimento."
Paul Auster "trilogia di New York"

Ci sono momenti che tutto sembra diverso. I punti di riferimento spariscono e io mi ritrovo sola in cammino, lungo un corridoio senza fine. Ho paura di quelle porte rosse, di tutto quel bianco accecante e del rumore sordo dei miei passi incerti. Ho paura del passato mutevole. cosa cambia? Sono sempre io quella di un tempo o vengo da un sogno alternativo? i futuri si intrecciano e io, miserabile, posso solo non riconoscermi in un passato poco lontano. Infinite possibilità. Solo gli odori restano gli stessi, uniche chiavi per tornare a un giorno che fa parte solo di ricordi sbiaditi. Come quando da grandi si torna nei luoghi che calpestavamo da piccoli e tutto sembra così ridicolo e noi troppo grandi per capire quei segreti e tornare alla magia.
Un tempo avrei fatto alla svelta ad affezionarmi a ritmi e ad aggrapparmi a speranze lasciandomi semplicemente trasportare. Ora, a volte, provo tanta nostalgia per un mondo che prima accettavo (non so come) e che ora rifiuto con tutte le forze. Il mio taccuino rosso è davanti a me, con le pagine al vento a farmi ricordare chi sono. Ma se la vita è proprio un treno verso una meta a noi sconosciuta e ogni fermata è un passaggio fondamentale per definire ciò che siamo e chi viaggia con noi, mi spaventa la possibilità che i miei compagni intraprendano altre strade e di conseguenza facciano altre fermate. Sto invecchiando (ahaha) e sto diventando terribilmente selettiva (o intollerante??) con tutto ciò che mi circonda?
Domani avrò 23 anni e caspius sono proprio volati.
In fondo ciò che temo non è proprio la morte? Il perdere cognizione di ciò che sono e dei miei affetti, del mondo che conosco.
Il lungo corridoio, le porte, i passi, il buio mescolato al bianco che uccide. Dov'è quindi l'uomo vestito verde menta con la cravatta color cioccolato? Ci spia lui e complotta contro di noi. Finchè di una povera castagna non rimarrà che qualche pagina mezza strappata di un taccuino rosso pieno di ricordi. Ma ormai non ci sarà più nulla da fare.

15 ottobre 2007

io spero.


Bam Bam!
E' il rumore degli spari.
Ogni giorno nella mia città si spara per avere un po' di benzina. La mia mamma dice che senza di essa non si può fare nulla. Io le chiedo cosa era il mondo prima, ma lei non lo ricorda. Non lo ricorda nessuno.
Qualche giorno fa è morto Roby. Il mio fratellino.
Ogni giorno prima di prendere il bus per andare a scuola passo sempre di lì. Il posto dove è morto.
Ieri ho scoperto che è nato un piccolo fiore.
E' un dono preziosissimo del mio fratellino. La mamma dice è un miracolo e non ci ha voluto credere finchè non è venuta lì a vederlo con i suoi occhi.
Tutti i giorni vado a portargli un po' d'acqua e ci parlo un sacco così sento meno la mancanza di Roby.
Tutte le persone guardano il mio fiorellino con ammirazione e curiosità, ma nessuno osa avvicinarsi. Dice la mamma è perché loro, i grandi, si sentono in colpa; dice che è stata colpa loro se ora il mondo è così brutto e senza fiori.
Io spero di vederne tanti di fiori così tutti potranno essere felici.
Ogni volta che lo dico la mamma piange; dice che sono anni che non c'è più nemmeno un filo d'erba.
Questo, infatti, è l'unico fiore che esiste in città.


Illustrazione di Daniele Alfani.(la foto non rende giustizia)
Questo blog ha aderito all'iniziativa del "BLOG ACTION DAY" per info: www.blogactionday.org Bloggers Unite - Blog Action Day

03 ottobre 2007

scimmie verdi.



" é il suo lavoro
farvi passare il desiderio
di viaggi proibiti

vietati nei nostri vecchi paesi
dove solo dei vecchi, delle vecchie scimmie sono sedute
nelle loro cucine, cercando di pensare
a come migliorare il loro salotto"

Paris Combo, Living Room


Vedo abiti rossi danzare.
vedo uomini verdi soffrire.
vedo te.
ma chi sei te, che sei così lontano dal mondo
Dammi un morso nel naso
uomo verde.
Io non ho paura di te.
C'è il mio salvatore qua
davanti a me
davanti a te.
è invisibile
è bianco per te.
bianco su bianco.
Non c'è spazio per te.
uomo verde
nè per la tua scimmia.

Abiti rossi, sfuocati
fatemi sognare
prendetemi con voi
nei vostri colori
salvatemi dal verde.
salvatemi da me.
labirinto senza uscita.


ingiustizie su ingiustizie
devo vedere
non ho più lacrime
da versare
non ho più sangue
da sputare.


tuttavia sogno
e ne ho paura
di incapacità mi nutro
e di vane speranze vivo.

"A sfôrtun-a a l'é 'n grifun, ch'u gia in gîo ä testä dô belinôn"
(la sfortuna è un grifone che gira intorno alla testa dell'incapace)
Antico detto Zenese.

16 settembre 2007

stavo meglio qua


"Adesso io aspetto Henry.
Lui scompare senza preavviso e involontariamente.
Io lo aspetto.
Ogni minuto di attesa dura un anno, un'eternità.
Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro.
Attraverso ogni minuto vedo un'infinità di minuti in fila, in attesa.
Perchè se ne va dove io non posso seguirlo?"


Stavo meglio qua
nel mio mondo.
Sto inseguendo ora
un coniglio
-un coniglio rosa-

Sto inseguendo da tempo
un sogno
-uno stupido sogno-

Anche io stavo meglio qua
in questo mondo.
Ora sono morto
-non ricordo-
Mi hanno appeso
a una croce
-un'infinità di volte-
Mi osservano.
Sono un angelo
della morte
-non volo-
Mi guardano
con orrore
-ora è buio e io sono molto stanco-
sono un piccione morto.

Anche io sono ferma
-bloccata-
ma sono viva credo
-respiro-
Le idee corrono
-le inseguo soffrendo, ma non mi muovo di un passo-
c'è una mano
-la vedo-
E' sparita, ora.
.
.
Puff.

Ma in un tempo c'è ancora o ci sarà.
"il tempo non è nulla"
e noi non abbiamo scelta.
Io aspetto e ora tu sei qua.

06 settembre 2007

Lasciarsi mordere

".. e la castagna raccolse la sua piccola valigia piena di stupida polvere e lentamente sparì all'orizzonte.."

Sono qua. Ci sono. Ehii guardatemi.
Sono invisibile.
Sono sparita. Non scrivo, non commento.
Paf.
In realtà mi hanno morsa. Un morso doloroso che ha preso parte di me.
C'era del marcio forse. Ero una castagna marcia, col baco insomma.
Che potevo fare? mi sono lasciata mordere e sono sparita. Ho preso la valigia piena di polvere e sono partita. Senza dire niente a nessuno.
Non scrivo da un sacco. Mi manca. Mi mancano persone e piccole cose.
Ho tanti ricordi è vero. Un vento freddo che spacca la faccia e fa male. Il mare e un grande viaggio.
Ma sono sparita. Sono metà. E ora faccio la mia non-vita, dentro una comoda tasca, al sicuro dalle persone buone e cattive.
Forse sono solo invisibile. Una castagna che osserva la vita. E non la capisce. Vede la gente soffrire, sparire, cambiare e morire.
Vorrei cambiare le regole, vorrei dire tante parole, vorrei avere tante certezze.
Ma posso solo sognare.

A Gabry, che è andata nel paradiso dei gatti.
:*

11 luglio 2007

Latte della mente

Di quei giorni ricordo il grande silenzio.
Una massa grande che mi circondava. Non erano tanto le rovine o quei corpi inermi. Era quel non rumore ad inglobarmi.
Non era la vita. Io non volevo la guerra. Non ero patriottico e del mondo esterno mi interessava ben poco. Il mondo vero era nei miei occhi, nei colori, in ciò che creavo.
Quando sentii le prime esplosioni pensai ad un nuovo ritrovato della tecnologia, chessò un esperimento per far spostare le case, una nuova favolosa arma atomica per conquistare il mondo, cose sciocche è vero, ma non pensavo all'apocalisse.
Forse per la paura che fosse successo qualcosa di grave, mi alzai con calma. Me lo sento ancora dentro quel momento, quei passi lenti verso la finestra. Dopo ricordo solo la polvere che copriva tutto. Poi, le urla, il fuoco, quelle fiamme nere che sembravano non finire mai e tutto il resto.
La morte.
Ho semplicemente pianto. Non sapevo cosa altro fare. Desideravo che tutto fosse un sogno.
Dopo qualche secondo ho preso il quadro che stavo dipingendo e l'ho ricoperto di rosso, cancellandolo pian piano, una pennellata alla volta. Mi rendevo conto che stavo cancellando la vita, il futuro, tutto ciò che era stato fino a pochi secondi prima. Capivo che la civiltà era finita. Capivo che nulla ormai poteva avere minimamente senso.
Quello che non avevo immaginato era il silenzio. Quel silenzio di morte, di fine del mondo che mi rimaneva in testa fino a farmi scoppiare. Un silenzio incolore, liquido, sommergeva tutti e tutto, come la polvere. -Solo i morti - pensai - potevano galleggiarci.
-Un po' di pietà- sussurrai mentre li osservavo come pupazzi dalla finestra.

Ormai sono passati anni, la civiltà è cambiata. Sono ricoverato nell’istituto di "RecuperoDeiVeriRicordi", ma io penso di essere in gabbia ,e spesso dipingo nuvole bianche. Di quella guerra non si ricorda nessuno. Dicono che non c'è mai stata, per questo mi trovo qua. Dicono che sono pazzo. Mi fanno prendere un sacco di medicine, tante che spesso credo siano tutto frutto della mia mente. Ma quel silenzio che sento dentro la mia testa, quel silenzio bianco, liquido come latte che mi impedisce di dimenticare e quei corpi galleggianti che mi appaiono di notte mi fanno pensare che sia accaduto tutto.
Ormai attendo solo la morte, non penso più che sia solo un sogno.. o forse sono già morto?

05 luglio 2007

Da dove nascono le nuvole?

"Non vi è luogo. Andiamo avanti e indietro,
e non vi è luogo."

S. Agostino.


Le cose cambiano. Ci illudiamo di controllarle.
Di sapere tutto.

Ci crediamo i migliori, unici e insostituibili.

tira la nocciolina amico,
noi la mangeremo con avidità.
stacca la spina padrone, cerco solo la libertà.

Potere potere potere.
Potere di controllare il tempo.
supereroi altro che fumetti.
Invece tutto ci scappa di mano.
vogliamo trattenere l'acqua con le mani
controllare le nuvole con i bastoni.

Sono una castagna lo so.
Non mi illudo di poter vedere il mondo.
Lo so che sono dentro una gabbia, una piccola comoda tasca.
A volte sono felice della mia tasca, mi sento sicura.
A volte vorrei scappare via, per sbaglio anche.
Bucare la tasca e lasciarmi cadere giù.
Non è solo curiosità.

Voglio vedere la fine del mondo.

Andate via da questo circo. Sono solo una castagna.
Una castagna che voleva controllare tutto.
Che si illudeva che tutto fosse eterno
che le cose non cambiassero.

Guardati castagna.
Sei stata una sciocca a pensarla così.
Sei solo una castagna dopotutto.
Non puoi controllare le nuvole.
Non puoi far durare le amicizie.
Perchè sai, tu non hai alcun potere.
sei in una tasca. sei in una gabbia.

staccate la spina.


zac.

31 maggio 2007

Il Cielo è Caduto



"Perchè un libro esista basta che sia possibile. Solo l'impossibile è escluso. Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell'universo esista un libro totale; prego gli dèi ignoti che un uomo, uno solo, e sia pure da migliaia di anni, l'abbia trovato e l'abbia letto. "
Jorge Luis Borges

Era ora.
Finalmente posto il breve racconto che ha partorito il mio neurone Jiji. Lui ne è molto orgoglioso, credo. E' stato un bel viaggio. Il racconto lo trovate qui
E' un periodo strano questo.
Non ci sono mai. Sono uno zombie credo. Gnomi e zombie mi fanno compagnia ormai. Si nasconodo nei posti più ignobili per spiarmi o mangiarmi.
Ma io so come difendermi.
Passerà.
Bacini.

Immagine: Roland Topor

30 aprile 2007

Mancanze


"E' una cosa che odio. Che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando."

J.D. Salinger "Il giovane Holden"


L'aria è sempre la stessa. C'è odore di chiuso, odore di vuoto.
Ciao anticamera dell'inferno.
Oggi me ne sono andata.
Ho appeso le chiavi al chiodo, con nostalgia di non so cosa. Ho sempre odiato lavorare lì. Eppure mi manca. Solita gente, giorno dopo giorno. Ti guardano con sospetto, detestano le novità, hanno paura. Poi diventi di casa, come se lavorassi lì da sempre.
Mi manca il cielo. Non manca anche a voi?
E' l'anticamera dell'inferno.
Siete degli zombi.
Bianco tutto quel bianco. Quel bianco che uccide. Come fate a resistere?
Oggi me ne sono andata, scivolando silenziosa in mezzo a tutto quel bianco.
4 ore. Infinite. Vorrei alzarmi e scappare via.
4 ore Per pensare ad un addio. Contare i minuti, aspettare la fine non vedendo l'ora di andarsene via, e poi la nostalgia che ti assale, mentre chiudi alle spalle l'ultima porta.
E' un addio. Un buon addio, dopotutto.


Immagine: Folòn "blue shadown"

21 marzo 2007

Albeggia


"Il silenzio non è fatto che di parole che si sono taciute"
Marguerite Yourcenar

Silenzio.
Parole taciute. Distanze che aumentano, che vivono di gesti e frasi mozze.


Vorrei scrivere una lettera. Una lettera di cose non dette che sono rimaste dentro. Una lettera di dolci silenzi, vane speranze, sogni bislacchi che nascono dentro di me.


Albeggia.
Le risate restano, riecheggiano come una cosa quasi passata volata via troppo velocemente. Malinconia.
Il mio breve racconto è quasi completato. Ha vita propria adesso. Lo rileggo e non sembra mio. Fa strano perchè quei personaggi sembrano veri. Li vedo davanti a me, danzare, con le loro scelte e le loro vite. Aggrappati a storie che sono reali solo per loro.

Le distanze aumentano fra noi, non vorrei ma è così, è evidente. La vita ci cambia.
Vorrei scrivere una lettera, a te, frasi non dette, silenzi maledetti che nemmeno capisco più.

Il corso di scrittura è quasi finito e già mi manca.

L'università procede bene. Mi diverto e non ho paura.
Non ho paura di niente oggi, perchè mi sono alzata dalla sedia di spettatore assente e ho giocato, finalmente, scoprendomi un poco e vivendo tanto.

Date le carte signori, ho l'asso di cuori, in tasca per te.


Non andartene ti prego. Un giorno ti scriverò. Una lettera vera, senza silenzi. Un giorno ci troveremo a ridere, guardando un rivolo d'acqua tracciare un sentiero.



Immagine: Salvador Dalì "The Poetry of America" 1943